
CON TUTTO IL CUORE: intervista ad Irina Goudkova da Katia Muhina
Irina Goudkova è conosciuta come la Presidente della società IFD, il distributore dei prodotti fashion, e la fondatrice del proprio brand di gioielli iG. Ma noi siamo riusciti a scoprire l’altra parte della vita di questa business woman di successo. In intervista da Katia Muhina, Irina racconta come gli italiani crescono I figli, perchè la Svizzera è il miglior posto per vivere e descrive il gioiello più commovente della sua nuova collezione fatto come il tandem madre-figlia.
La prima domanda che faccio a tutte le intervistate che partecipano al mio progetto è: come riesci a conciliare il business di successo e la famiglia così felice e unita? Come hai trovato l’equilibrio e dov’è quel limite sottile che permette di fare tutto in tempo?
Vorrei dire subito che è difficile, uno deve sempre cercare compromessi e rubare il tempo, alla famiglia per il business e al business per la famiglia. A volte io e Sergio ci vediamo solo durante il weekend e durante la settimana io sono impegnata con le mie attività e lui con le sue. Misuriamo il tempo trascorso insieme non sulla base quantitativa ma quella qualitativa. Se non riusciamo a vederci ci scambiamo i dolci messaggini, sms ora ci sono tanti mezzi di comunicazione.
Come è nata la vostra società? Da che cosa è iniziato tutto? Io so che Sergio aveva rapporti di amicizia con Versace…
Io e Sergio ci siamo conosciuti quando svolgeva l’attività di franchising producendo i vestiti con la licenza di Claude Montana. Un giorno sono passata per discutere le mie provvigioni. La discussione è stata animata a dopo ho ricevuto un mazzo di fiori, così è iniziata la nostra conoscenza e la nostra collaborazione. Io avevo già la mia società di distribuzione e lui- di produzione, cioè eravamo perfettamente complementari. Lui era al corrente di tutti i segreti e le tendenze della moda e aveva enorme esperienza, grazie a lui ho conosciuto Claude Montana, Karl Lagerfeld, Jean Charles De Castelbajac con i quali Sergio lavorava. Quando abbiamo iniziato la collaborazione il nostro business è cresciuto rapidamente grazie al fatto che Sergio è riuscito a trasmettermi “tutto ciò c’era da l’altra parte delle barricate”. Ho conosciuto le esigenze dei produttori, abbiamo unito le due metà in una cosa sola che è stato il segreto di successo. Io conoscevo benissimo il mercato russo ed il sistema bancario perché dopo che mi sono laureata all’Università di Economia di Plehanov ho avuto fortuna di lavorare presso il Ministero del Commercio in Russia. Sergio conosceva perfettamente l’industria fashion in Italia. Quando ci siamo uniti abbiamo cominciato ad implementare i progetti a cui nessuno pensava in quel periodo. Per esempio siamo stati noi ad aprire il mercato russo per Prada. Prima della collaborazione con Sergio non avevo contratti di esclusiva e lui è riuscito a farci incontarre per soddisfare le richieste delle Maison. Prima di Sergio la mia attività era un po’ caotica ma con lui siamo riusciti di raggiungere il livello adeguato. Avendo la laurea in legge Sergio ha assunto impegni di amministrazione, sottoscrizione dei contratti e altre questioni che rientrano nelle sue competenze anche adesso. Io definisco la strategia, scelgo i brand da presentare sul mercato russo e Sergio conduce le trattative con i fornitori, firma i contratti e si occupa delle questioni finanziarie.
Come ti senti nel matrimonio misto? Quali sono i punti positivi e negativi?
Vivere nel matrimonio è difficile in generale (ride). Abbiamo succhiato col latte materno le diverse mentalità, io sono russa e ho il mio punto di vista riguarda l’educazione dei bambini e l’ordine a casa. Nei primi anni della vita insieme uno non nota tante cose, il periodo di adattamento è in corso, e solo dopo le peculiarità nazionali della vita familiare si rivelano. Qua cerchiamo i compromessi. Siamo sposati da 15 anni ormai, stare insieme per cosi tanto tempo è già una vittoria e un lavoro quotidiano su se stessi, ma ci sono anche i momenti piacevoli. Uno di questi è l’arricchimento culturale. Ora mi sento più italiana che russa. L’ambiente penetra dentro di noi e non lo notiamo, il mio stile di vita è da tempo diventato italiano, e anche i miei amici russi mi dicono questo. Lo stile di vita italiano ci piace tanto, tutte le nostre case e uffici hanno il tocco italiano, non russo. E forse si può dire che niente di russo è rimasto dentro di me riguardante questo aspetto.
Hai detto che avete degli approcci diversi per quanto riguarda l’educazione dei bambini. Qual’è la differenza?
Abbiamo in comune con gli italiani l’amore folle per i bambini. Nessuno ama i bambini come gli uomini italiani. Sono pronti a passare tutto il tempo libero con i bambini correndo, saltando, facendo capriole, leggendo e passando ogni minuto con i propri figli. Non ho mai sentito da nessun italiano : “Sono stanco, non voglio, ho lavorato tanto, vorrei riposare”, sono rimasta sorpresa quando ho capito questo. Uomo italiano è pronto a dare la propria vita per il suo bambino – è ideale come padre. Ma a volte l’eccesso di questo amore diventa il difetto ed impedisce di risolvere alcuni problemi che sono nella zona di influenza del padre dal mio punto di vista. Nell’educazione italiana non c’è la divisione tra i doveri del padre e quelli della madre. Il padre è uguale alla madre, solo non allatta il bambino. Il padre fa il bagnetto, fascia e può completare il ciclo completo della cura dei bambini con grande piacere.
Come avete scelto il nome di vostra figlia? Forse avete discusso?
No, non abbiamo discusso. Mio marito ha sempre voluto chiamare la figlia Sophie in onore della principessa di Strasburgo. Sergio venera la bellezza femminile, ha lavorato con le donne più belle del mondo, attrici, modelle, e la principessa Sofia è per lui l’ideale della bellezza. Non avevo nulla da obiettare. Di solito se la proposta è ragionevole non discutiamo.
Sophie nell’anima è più italiana o russa?
Nonostante due passaporti, russo e italiano, a tutte le feste a scuola Sophie rappresenta Brasile. La patria secondo me è il posto dove si sente confortevole. Sophie aveva 6 mesi quando è andata per la prima volta in Brasile, da quel momento mia figlia passa là 3-4 mesi all’anno, lei adora questo paese e si considera brasiliana – la è la sua vera casa. Sophie cancella i giorni nel calendario aspettando di ritornarci. Dopo aver viaggiato in tutto il mondo mi chiede ogni giorno quando torneremo a casa, in Brasile. Aveva due anni quando dopo il ritorno da Brasile abbiamo deciso di andare a sciare. Le ho messo in tuta da sci e lei si è sdraiata davanti alla porta e ha detto: “Andrò solo in Brasile!”.
Avendo l’opportunità di studiare in qualsiasi scuola di prestigio in Italia o Brasile perché avete scelto per Sophie la scuola in Svizzera a Lugano?
Questo dipendeva da noi – qua abbiamo I nostri uffici, il nostro business, inoltre la Svizzera ha il livello eccellente di protezione sociale e politica e sanità pubblica. Vivrei con piacere in Brasile o sulla costa azzurra ma scegliamo le nostre abitazioni basandoci sui criteri specifici.
Sophie frequenta boarding school o day school?
Sophie frequenta day school, sono contro boarding schools. Penso che I bambini debbano vivere a casa perché niente è in grado di sostituire il contatto quotidiano con I genitori, anche se c’è meno tempo per questo di quanto uno desiderasse.
E che lingue parla?
Ho sempre parlato russo con lei, Sergio – italiano, il bambino deve conoscere la lingua della mamma e del papa, non importa dove abita la famiglia. Mia figlia è nata a Monaco e all’asilo e scuola materna parlava francese, ora va a scuola con l’insegnamento in inglese. Così ad oggi lei parla, capisce, scrive e legge in quattro lingue. A Brasile Sophie parla e canta in portoghese, lo capisce ma non sa scrivere.
Il tuo “nuovo bambino” è un’altro business, questa volta di gioielli. È un vero piacere ascoltarti quando parli delle pietre preziose delle vostre nuove collezioni! Sembri molto entusiasta. Raccontaci come era nata questa idea.
L’idea è nata dalla passione di famiglia, dal tributo alle tradizioni. In Italia si usa regalare per tutte le feste, anche quelle insignificanti, un gioiello. Quando io e Sergio ci siamo conosciuti e la nostra relazione non era seria mi ha regalato un anello, e quando abbiamo cominciato a vivere insieme, per ogni festa ricevevo un gioiello, ma così raffinato e bello che tutti i miei amici non riuscivano a ritirare lo sguardo e sempre chiedevano: “Dove hai trovato questa bellezza?”,e io rispondevo con orgoglio “è il regalo di mio marito!” Lui fa la realizzazione del disegno, lo porta dal suo gioielliere a Napoli, dal quale suo padre acquistava i gioielli per sua madre che aveva la collezione dei gioielli più bella in Italia, e mi porta un gioiello esclusivo di una bellezza divina. Abbiamo rapporti di amicizia con questa famiglia da tre generazioni, loro hanno il laboratorio di gioielleria a Napoli dove realizzano le vere opere d’arte per Bulgari, Cartier, Chopard, i modelli molto complicati, solo lavorazione a mano. Il processo mi ha interessato. Ho visto delle gemme bellissime, per esempio in Brasile o in Germania, le ho portate in Italia, esprimevo le mie idee. Così è nato il nuovo business. L’ultimo fattore cha ha influenzato la nostra decisione è stata la mia collaborazione con Sotheby’s, cercavano di convincermi a vendere la mia collezione personale di gioielli. Non volevo vendere i regali di mio marito, ma ho deciso di creare la nuova collezione.
Come si chiama il vostro brand?
iG -Irina Goudkova. Ho riflettuto a lungo sul nome, non volevo dare il mio nome al brand ma poi Lena Okutina mi ha detto: “Ira,se ti piace davvero la cosa che fai abbi il coraggio di mettere il tuo nome sotto”. Non avevo paura della valutazione delle mie creazioni anche dalle Maison più famose perchè ero sicura che la mia esperienza mi avrebbe permesso di indovinare la tendenza. Gilbert Albert il brillante e geniale gioielliere per esempio, a volte ha difficoltà con le vendite delle collezioni. Perché? Perché inventa quello che non è mai esistito prima e la gente non è pronta a capire.
Ho deciso che per il successo non sarò una pioniera scegliendo “la prima ruota del treno che è già partito”. Non disegnerò le farfalle perché tutti hanno le farfalle, io cerco quello che è stato un pò rivelato e lo faccio diventare accessibile e bello. Una delle tendenze di oggi sono le pietre semipreziose, sapevo che tanti brand famosi come Chopard, Cartier stanno facendo da anni la collezione di queste pietre per farla uscire sul mercato. Così ho deciso di concentrarmi sui gioielli di pietre semipreziose. Questo fa la collezione interesante dal punto di vista degli investimenti e permette di non affrettarsi con la vendita. Nell’industria della moda se uno non vende la collezione in 6 mesi, non ha più valore, e nel nostro caso il prezzo di tutte le pietre che usiamo aumenta, più velocemente dei diamanti. Sono molto contenta che i nostri gioielli sono esposti nella vetrina della boutique Rebecca, nella galleria di Palace Hotel e nella clinica Sant Anna dove viene tutto il mondo, e a tutti piacciono tanto.
Hai qualche gioiello preferito nella tua nuova collezione?
Si, il tandem madre-figlia. Quando ho creato questo gioiello non aspettavo tutta questa reazione pubblica. Dopo aver conosciuto la storia la gente si mette a piangere. Tutti sanno che quando la madre decide di dare nascita al bambino sa che da quel momento il suo cuore esisterà separatamente. Abbiamo creato il ciondolo di oro bianco divisibile in due parti, la madre tiene il cuore grande e il cuoricino piccolo lo riceve la figlia come primo regalo. Quando la figlia cresce la madre le dà il cuore grande, così quando la figlia diventa mamma potrà regalare il cuoricino a sua figlia e lascerà il cuore grande per se. Questo gioiello unisce le generazioni e diventa immortale, passando dalla madre alla figlia , dalla nonna alla nipote per generazioni. Al momento offriamo i ciondoli in tre colori: nero, rosso, turchese, nel futuro uscirà anche in verde. Diventerà non solo gioiello di prestigio ma anche il talismano.
La mia ultima domanda: se scoprissi una nuova pietra preziosa come la chiameresti?
Questo è il mio sogno! Tante pietre nuove hanno il nome a seconda del colore. Non posso sapere di che colore sarà la pietra che scoprirò. Vorrei darle il nome legato alla nozione “pace” che è molto attuale ora. In greco pace è “irini” che assomiglia al mio nome. Così la pietra che scoprirò si chiamerà Irinit che significa pacifico.